giovedì 3 maggio 2012

La Sinapsi del Bradipo


Quando sono di malumore, triste o disilluso dalle circostanze della vita, per non rischiare di rimanere lobotomizzato sul sofà dai miei stessi pensieri, esco e vado allo zoo. Guardare gli animali in gabbia dà sollievo alle mie pene. Confesso, sono egoista.
Allo zoo c’è un bradipo, lo conosco da anni ormai.
Lui è l’unico tra leoni, scimmie e giraffe che pare non soffrire la prigionia.
Un pomeriggio d'agosto, mentre tutta l’umanità era al mare e anche i cammelli soffrivano i quaranta gradi all’ombra, rivolto al bradipo, gli gridai:
‘Sei più lento di una lumaca!’
Il bradipo mi guardò, lentamente si avvicinò alle barre della gabbia e stette lì a fissarmi per un momento. Lunghissimo. Infine, si sedette e disse:
‘Non sono lento. Ho bisogno del mio tempo.
Il tempo per pensare e analizzare situazioni, circostanze, momenti.
Non pretendo che gli altri vadano alla mia velocità, solo vorrei che nessuno stesse lì a spingermi per andare più in fretta. Ci ho anche provato, ma perdo di vista me stesso e finisco per cadere.
Mi sono accorto che non ho più il tempo per leccarmi le ferite e rammaricarmi.
Non sono lento, mi prendo solo il mio tempo per capire, carpire, assuefarmi e non essere travolto dalla frenesia delle zebre, le grida isteriche delle scimmie, i ruggiti rabbiosi dei felini.
Soltanto così, anche qui dentro, continuo ad essere me stesso, un bradipo.’
Detto questo, si alzò e lentamente se ne tornò sul suo albero, lasciandomi nella mia gabbia di un milione quadrato di cemento armato.


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