martedì 30 ottobre 2012
Nulla mi lega a nulla
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia -
definitamente l'indefinito...
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell'essere sognati.
Perfino la vita solo desiderata mi stanca; perfino questa vita...
Comprendo a intervalli sconnessi;
scrivo a intervalli di stanchezza;
e perfino un tedio del tedio mi getta sulla spiaggia.
Non so quale destino o futuro compete alla mia angoscia disalberata;
non so quali isole del Sud impossibile mi aspettano naufrago;
o quali palmeti di letteratura mi daranno almeno un verso.
No, non so né questo né altro né niente...
E in fondo al mio spirito, dove sogno quel che sognai,
nelle estreme pianure dell'anima, ove ricordo senza motivo
(il passato è una nebbia naturale di lacrime false),
nelle strade, nei sentieri di remote foreste
ove ho supposto il mio essere,
fuggono in rotta, ultimi resti
dell'illusione finale,
i miei sognati eserciti, sconfitti senza essere esistiti,
le mie coorti ancora da esistere, sgominate in Dio.
~ Fernando Pessoa ~
domenica 10 giugno 2012
Una Pinta d'Inchiostro Irlandese
Mi misi in bocca la quantità di pane che bastava per tre minuti di masticazione, poi ritrassi le mie facoltà di percezione sensoriale e mi ritirai nell'intimità della mia mente, mentre i miei occhi e il mio viso assumevano un'espressione vuota e preoccupata. Tema delle mie riflessioni: le mie attività letterarie, a cui dedicavo le mie ore libere. L'idea che un libro dovesse avere un solo inizio e una sola fine, non mi convinceva. Un buon libro poteva avere tre inizi completamente diversi, collegati tra di loro soltanto nela prescienza dell'autore, e finire, se necessario, in trecento maniere diverse.
~ Flann O'Brien ~
~ Flann O'Brien ~
giovedì 7 giugno 2012
Amanda Paris
La mente di Renata si era fermata in qualche luogo lontano dal caos della metropoli, dai fumi delle ciminiere e dalla pioggia battente, in equilibrio su un filo d’acciaio teso tra la Torre Eiffel e Place de la Concorde, senza paura di cadere, senza paura di schiantarsi sul traffico parigino sfavillante di paillettes e chiffon.
Un sorriso le sfiorò il viso, socchiuse gli occhi per mettere a fuoco la sua miserabile felicità. Alberto non faceva parte di quella felicità, lui era semplicemente un passatempo.
Per Alberto, invece, Renata era tutto.
Era da tanto che sognava di fare un viaggio con lei, e per giunta a Parigi.
La vide assorta e restò in disparte osservandola, come si osserva un quadro, da lontano per meglio ammirarne le sfumature dei colori, per carpire il moto infinito delle linee d’ombra.
Adorava il viso di lei, i suoi lineamenti morbidi e angelici, quei lunghi silenzi in cui immaginava le frasi d’amore che forse un giorno avrebbe detto per lui, momenti di placida assenza, in attesa che la voce di lei spezzasse il silenzio.
Renata finì di fumare, si voltò per spegnere la cicca nel posacenere e finalmente lo vide sulla soglia della porta della cucina, irritata e cinica, gli disse:
— È molto che stai lì impalato come un cretino a spiarmi?
— Scusami, non ti stavo spiando, mi piaceva osservarti, avevi un’aria così serena…
— Proprio perché avevo un’aria così serena hai pensato bene di venire a rompermi le palle?! Ma un momento di respiro non me lo lasci mai?
— Scusami, mia cara. Torno a letto.
— Scusami, mia cara, — scimmiottò con un acido farsetto, — sai dire soltanto cazzate di questo genere?
Renata gli voltò le spalle, ributtò le gambe sul tavolo e si accese un’altra sigaretta.
Alberto restò per un attimo interdetto, poi sorrise amaramente.
Si chinò su di lei e con un bacio la soffocò.
La soffocò vomitandole in gola tutte le parole d’amore che non aveva mai potuto dirle.
Infine, guardando gli occhi di lei che lentamente si affacciavano dalle orbite, le sussurrò, c’est la vie...mon amour...e continuò a soffocarla, dolcemente.
A me toccò eliminare il cadavere e duemila euro cash.
Copyright © 2011-2012 Salvatore Frasca – All rights reserved
Un sorriso le sfiorò il viso, socchiuse gli occhi per mettere a fuoco la sua miserabile felicità. Alberto non faceva parte di quella felicità, lui era semplicemente un passatempo.
Per Alberto, invece, Renata era tutto.
Era da tanto che sognava di fare un viaggio con lei, e per giunta a Parigi.
La vide assorta e restò in disparte osservandola, come si osserva un quadro, da lontano per meglio ammirarne le sfumature dei colori, per carpire il moto infinito delle linee d’ombra.
Adorava il viso di lei, i suoi lineamenti morbidi e angelici, quei lunghi silenzi in cui immaginava le frasi d’amore che forse un giorno avrebbe detto per lui, momenti di placida assenza, in attesa che la voce di lei spezzasse il silenzio.
Renata finì di fumare, si voltò per spegnere la cicca nel posacenere e finalmente lo vide sulla soglia della porta della cucina, irritata e cinica, gli disse:
— È molto che stai lì impalato come un cretino a spiarmi?
— Scusami, non ti stavo spiando, mi piaceva osservarti, avevi un’aria così serena…
— Proprio perché avevo un’aria così serena hai pensato bene di venire a rompermi le palle?! Ma un momento di respiro non me lo lasci mai?
— Scusami, mia cara. Torno a letto.
— Scusami, mia cara, — scimmiottò con un acido farsetto, — sai dire soltanto cazzate di questo genere?
Renata gli voltò le spalle, ributtò le gambe sul tavolo e si accese un’altra sigaretta.
Alberto restò per un attimo interdetto, poi sorrise amaramente.
Si chinò su di lei e con un bacio la soffocò.
La soffocò vomitandole in gola tutte le parole d’amore che non aveva mai potuto dirle.
Infine, guardando gli occhi di lei che lentamente si affacciavano dalle orbite, le sussurrò, c’est la vie...mon amour...e continuò a soffocarla, dolcemente.
A me toccò eliminare il cadavere e duemila euro cash.
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martedì 22 maggio 2012
La Notte
Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo.
Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio
lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.
- Dino Campana -
Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio
lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.
- Dino Campana -
sabato 19 maggio 2012
Urticante Memoria
Ci sono momenti che sfuggono ai sensi
non vedo, non sono visto,
mi eclisso.
Mi nascondo tra le ortiche delle rupi,
irritante, provocatorio
non rinuncio ad esistere.
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non vedo, non sono visto,
mi eclisso.
Mi nascondo tra le ortiche delle rupi,
irritante, provocatorio
non rinuncio ad esistere.
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mercoledì 9 maggio 2012
Una Vita Piena
Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo
era già lì, una sporgenza all'altezza del suo punto vita, una cosa dai
movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle
tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e
sentivo un gocciolio come da una sorgente, dei risucchi e degli sciabordii.
~
John Fante ~
lunedì 7 maggio 2012
Le Meraviglie del Duemila
Il piccolo battello a vapore che fa il servizio postale una volta alla settimana, fra Nuova York, la più popolosa città degli Stati Uniti d'America settentrionale, e la piccola borgata dell'isola Nantucket, quella mattina era entrato nel piccolo porto con un solo passeggero. Accadeva spesso, durante l'autunno, terminata la stagione balneare, che rarissime persone approdassero a quell'isola, abitata solo da qualche migliaio di famiglie di pescatori che non s'occupavano d'altro che d'affondare le loro reti nei flutti dell'Atlantico.
"Signor Brandok", aveva gridato il pilota, quando il battello a vapore s'era ormeggiato al ponte di legno "siamo giunti."
Il passeggero, che durante la traversata era rimasto sempre seduto a prora senza scambiare una parola con nessuno, s'era alzato con una certa aria annoiata, che non era sfuggita né al pilota, né ai quattro marinai.
~ Emilio Salgari ~
Terra di Nessuno
Le luci della
città si stavano già addormentando con la musica del carosello e le
televisioni ruggivano polvere di stelle e le gambe gemelle delle Kessler, Alberto Lupo e il tenente Sheridan. Apparentemente era una serata come
tante, un sabato sera eccezionalmente comune e borghese, la fine oziosa e incandescente
di una giornata senza pretese né pretesti.
Un altro anonimo giorno da marcare verso la fine dell’anno, un altro anno che stava per morire segnato da disgrazie, calamità e guerre fratricide.
La baldoria cresceva di pari passo con le barricate nelle vie del centro, lacrimogeni e bestemmie. Gli italiani sorridevano, sghignazzavano, ridevano a crepapelle, non avevano tempo di pensare.
Nel frattempo, c’era qualcuno che guidava lentamente e aveva smesso di sorridere, perso nei meandri della propria tristezza senza confine, senza territorio.
La tristezza è terra di nessuno.
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Un altro anonimo giorno da marcare verso la fine dell’anno, un altro anno che stava per morire segnato da disgrazie, calamità e guerre fratricide.
La baldoria cresceva di pari passo con le barricate nelle vie del centro, lacrimogeni e bestemmie. Gli italiani sorridevano, sghignazzavano, ridevano a crepapelle, non avevano tempo di pensare.
Nel frattempo, c’era qualcuno che guidava lentamente e aveva smesso di sorridere, perso nei meandri della propria tristezza senza confine, senza territorio.
La tristezza è terra di nessuno.
domenica 6 maggio 2012
Il Profumo
Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla
grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a
parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è
fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano
resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al
cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto
dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore
degli uomini.
~ Patrick Suskind ~
~ Patrick Suskind ~
Stancamente
I
giorni trascorrevano tutti uguali ed io passavo da un bar all’altro portandomi
appresso una sbornia di più. Dopo un’intera giornata bevendo, mi ritrovavo all’ora dei funerali già
bello che ubriaco. L’ultimo bar in cui andavo a bere
era anche il mio preferito, si trovava di fronte ad una chiesa. Ho visto
passare parecchi funerali, pianti disperati e occhi lucidi, il dolore era sempre lo stesso e io ero sempre
ubriaco.
Il funerale
di quel giorno, invece, non potrò mai dimenticarlo.Di fronte alla chiesa si era radunata una piccola folla di gente.
Alle tre e mezza, tradizionale ora da funerale, i parenti del defunto, insieme ad amici, ex galeotti e prostitute, mormorando stancamente, entrarono in chiesa.
Mi ritrovai da solo nella piazzetta antistante la chiesa, il sole picchiava sulla mia testa, il vento che saliva dal porto era così forte da non poter tenere gli occhi aperti, barcollando raggiunsi la prima panchina a tiro e lì mi addormentai.
Ero così ubriaco che non riuscii nemmeno ad assistere al mio funerale.
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giovedì 3 maggio 2012
Underworld
Lui è solo un
ragazzo con una passione precisa, ma fa parte di una folla che si sta
radunando, anonime migliaia scese da autobus e treni, gente che in strette
colonne attraversa marciando il ponte girevole sul fiume, e sebbene non siano
una migrazione o una rivoluzione, un vasto scossone dell'anima, si portano
dietro il calore pulsante della grande città e i loro piccoli sogni e
delusioni, quell'invisibile nonsoché che incombe sul giorno – uomini in
cappello di feltro e marinai in franchigia, il ruzzolio distratto dei loro
pensieri, mentre vanno alla partita.
~ Don DeLillo ~
~ Don DeLillo ~
La Sinapsi del Bradipo
Quando sono di malumore, triste o disilluso dalle circostanze della vita, per non rischiare di rimanere lobotomizzato sul sofà dai miei stessi pensieri, esco e vado allo zoo. Guardare gli animali in gabbia dà sollievo alle mie pene. Confesso, sono egoista.
Allo zoo c’è un bradipo, lo conosco da anni ormai.
Lui è l’unico tra leoni, scimmie e giraffe che pare non soffrire la prigionia.
Un pomeriggio d'agosto, mentre tutta l’umanità era al mare e anche i cammelli soffrivano i quaranta gradi all’ombra, rivolto al bradipo, gli gridai:
‘Sei più lento di una lumaca!’
Il bradipo mi guardò, lentamente si avvicinò alle barre della gabbia e stette lì a fissarmi per un momento. Lunghissimo. Infine, si sedette e disse:
‘Non sono lento. Ho bisogno del mio tempo.
Il tempo per pensare e analizzare situazioni, circostanze, momenti.
Non pretendo che gli altri vadano alla mia velocità, solo vorrei che nessuno stesse lì a spingermi per andare più in fretta. Ci ho anche provato, ma perdo di vista me stesso e finisco per cadere.
Mi sono accorto che non ho più il tempo per leccarmi le ferite e rammaricarmi.
Non sono lento, mi prendo solo il mio tempo per capire, carpire, assuefarmi e non essere travolto dalla frenesia delle zebre, le grida isteriche delle scimmie, i ruggiti rabbiosi dei felini.
Soltanto così, anche qui dentro, continuo ad essere me stesso, un bradipo.’
Detto questo, si alzò e lentamente se ne tornò sul suo albero, lasciandomi nella mia gabbia di un milione quadrato di cemento armato.
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mercoledì 2 maggio 2012
Il Capolavoro Sconosciuto
Verso la fine dell'anno 1612, in una fredda
mattina di dicembre, un giovane vestito molto dimessamente passeggiava dinnanzi
alla porta di una casa di rue des Grands-Augustins, a Parigi. Dopo aver a lungo
camminato avanti e indietro con l'irresolutezza di un innamorato che non osi
presentarsi alla sua prima amante, per disponibile che ella sia, finì poi per
varcare la soglia di quella porta e domandare se il maestro François Porbus
fosse in casa.
~ Honoré de Balzac ~
martedì 1 maggio 2012
Colazione da Tiffany
“Non amate mai una creatura selvatica, signor Bell,” lo
ammonì Holly. “È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa
qualche bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un gatto
con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura
selvatica; più le si vuole bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza
forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più
alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi
concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il
cielo.”
~ Truman Capote ~
Come un bullone trovato per strada
Nel suo sorriso gioioso brillava la fragilità dei sentimenti,
lo sguardo ombroso di malcelate menzogne, la voce graffiata dai pianti soffocati.
Eppure, l’ho amata.
Mi succede di pensar ciò
quando sono ubriaco e il mio mondo è un caos
e il cielo sopra i bar mi crolla addosso
e un marciapiede diventa il giaciglio più comodo
sul quale sognare e dimenticare.
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lunedì 30 aprile 2012
Il Castello dei Destini Incrociati
C'è un modo colpevole di abitare la città: accettare le condizioni della
bestia feroce dandogli in pasto i nostri figli. C'è un modo colpevole di
abitare la solitudine: credersi tranquillo perché la bestia feroce è resa inoffensiva
da una spina nella zampa.
~ Italo Calvino ~domenica 29 aprile 2012
Ricetta Antisfiga Sentimentale
Ingredienti per 1 persona sentimentalmente sfigata:
100 gr. di farina bianca
10 gr. di lievito di birra
15 gr. di colla arabica
1/3 di maraschino
1/2 bicchiere di tequila
Sale grosso
Olio di Castoro
Sciogliete il lievito di birra nella tequila e poi unitevi il maraschino.
Preparate intanto sulla spianatoia la farina con la colla arabica nel mezzo e sale grosso abbondante. Cominciate ad impastare unendo poco alla volta il lievito di birra con la tequila e il maraschino, quindi lavorate la pasta fino ad ottenere un impasto omogeneo. Quando avrà la consistenza del pane potrete metterlo in uno strofinaccio in un posto riparato. Lo lascerete lievitare per almeno un paio d'ore, dopodiché lo potrete stendere con un mattarello facendone una sfoglia di mezzo centimetro d'altezza.
A questo punto tagliate dei rombi di 6 cm per lato e friggeteli nell'olio di Castoro.
100 gr. di farina bianca
10 gr. di lievito di birra
15 gr. di colla arabica
1/3 di maraschino
1/2 bicchiere di tequila
Sale grosso
Olio di Castoro
Sciogliete il lievito di birra nella tequila e poi unitevi il maraschino.
Preparate intanto sulla spianatoia la farina con la colla arabica nel mezzo e sale grosso abbondante. Cominciate ad impastare unendo poco alla volta il lievito di birra con la tequila e il maraschino, quindi lavorate la pasta fino ad ottenere un impasto omogeneo. Quando avrà la consistenza del pane potrete metterlo in uno strofinaccio in un posto riparato. Lo lascerete lievitare per almeno un paio d'ore, dopodiché lo potrete stendere con un mattarello facendone una sfoglia di mezzo centimetro d'altezza.
A questo punto tagliate dei rombi di 6 cm per lato e friggeteli nell'olio di Castoro.
Servite caldo.
Cronaca di una Morte Annunciata
Gli sembrava così bella, così seducente, così diversa dalla gente comune, che non capiva perché nessuno rimanesse frastornato come lui al rumore ritmico dei suoi tacchi sul selciato della via, né si sconvolgessero i cuori con l'aria dei sospiri dei suoi falpalà, né impazzissero tutti d'amore al vento della sua treccia, al volo delle sue mani, all'oro del suo ridere.
~ Gabriel Garcia Marquez ~
sabato 28 aprile 2012
Amore Complicato
Era da tempo immemorabile che Alvaro Campi non pranzava fuori, non era una questione di quattrini, quelli abbondavano, ma la domenica mattina era talmente preso dai postumi di una sbornia che non riusciva mai a svegliarsi prima delle quattro del pomeriggio, solitamente per aggiungere un alka seltzer al caffellatte.
Quella domenica mattina, però, si svegliò alle undici del mattino eccezionalmente sobrio.
Decise quindi di festeggiare pranzando in un locale che gli aveva consigliato il signor Malaccorti, l'ottantenne condomino del quarto piano, a cui Alvaro era solito portare fuori il cane in cambio di un bicchiere di vino.
Il ristorante si trovava in una viuzza malodorante del centro, a dieci minuti da casa. Un vento lento e freddo trascinava con sé il puzzo di piscio della notte precedente.
Fu un'illusione che durò il breve spazio del pranzo, Alvaro si ritrovò presto con un gran mal di stomaco, insonne e inappetente.
Tuttavia, pensò, meglio star male per un amore sbagliato anziché per un pesce andato a male.
Quella domenica mattina, però, si svegliò alle undici del mattino eccezionalmente sobrio.
Decise quindi di festeggiare pranzando in un locale che gli aveva consigliato il signor Malaccorti, l'ottantenne condomino del quarto piano, a cui Alvaro era solito portare fuori il cane in cambio di un bicchiere di vino.
Il ristorante si trovava in una viuzza malodorante del centro, a dieci minuti da casa. Un vento lento e freddo trascinava con sé il puzzo di piscio della notte precedente.
Il cameriere lo fece accomodare ad un tavolo sgangherato che a
malappena stava impiedi, accanto a quello di una
coppia di anziani, anche loro sgangherati.
Diede un’occhiata al menù e ponderatamente scelse quello a prezzo fisso: antipasto misto di baci e sospiri, spaghetti poetici e Amore Complicato alla griglia.
Un amore al profumo di gelsomino e brezza marina. Diede un’occhiata al menù e ponderatamente scelse quello a prezzo fisso: antipasto misto di baci e sospiri, spaghetti poetici e Amore Complicato alla griglia.
Fu un'illusione che durò il breve spazio del pranzo, Alvaro si ritrovò presto con un gran mal di stomaco, insonne e inappetente.
Tuttavia, pensò, meglio star male per un amore sbagliato anziché per un pesce andato a male.
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© 2011-2012 Salvatore Frasca – All rights reserved.
Galateo Amministrativo
È molto importante, quando si
lavora in un ufficio, mantenere un comportamento consono all’educazione sociale
e dimostrare rispetto per la sensibilità di certi colleghi, in particolare
di quelli che per darsi credito non perdono tempo a sottolineare gli errori altrui.
Andrea Galoppo era il vincitore annuale del premio aziendale Collega dell’Anno.
Era sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, non lavorava per la Compagnia, ma viveva nella Compagnia come un parassita sulla schiena di un asino.
Durante un paio di mesi, il Collega dell’Anno aveva provato a sfoderare tutta la sua ipocrita gentilezza con un altro collega, il De Mattei, usando la tecnica del ‘vediamo chi dice per primo buongiorno'.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei: - Non credo proprio.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei: - Che uno tsunami ti possa portare via.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei: - Sfiga.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei - E così sia.
Finalmente, Galoppo desistette.
Andrea Galoppo era il vincitore annuale del premio aziendale Collega dell’Anno.
Era sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, non lavorava per la Compagnia, ma viveva nella Compagnia come un parassita sulla schiena di un asino.
Durante un paio di mesi, il Collega dell’Anno aveva provato a sfoderare tutta la sua ipocrita gentilezza con un altro collega, il De Mattei, usando la tecnica del ‘vediamo chi dice per primo buongiorno'.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei: - Non credo proprio.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei: - Che uno tsunami ti possa portare via.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei: - Sfiga.
Galoppo: - Buongiorno.
De Mattei - E così sia.
Finalmente, Galoppo desistette.
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Un Altro Sporco Lunedi
Un altro lunedi.
Io amo il lunedi e il lunedi ama me.
Per me è sempre stato il miglior giorno della settimana.
È il giorno in cui rinasco dopo un fine settimana passato a sbronzarmi e vomitare.
Mi sveglio di buon umore, pieno di energia e un sorriso più luminoso del sole che manca in cielo. Soprattutto, non sto nella pelle per andare in ufficio.
Amo i miei colleghi e i miei colleghi amano me, non quelli con cui vado d’accordo, ma il resto di loro.
È soltanto un altro sporco lunedi.
Io amo il lunedi e il lunedi ama me.
Per me è sempre stato il miglior giorno della settimana.
È il giorno in cui rinasco dopo un fine settimana passato a sbronzarmi e vomitare.
Mi sveglio di buon umore, pieno di energia e un sorriso più luminoso del sole che manca in cielo. Soprattutto, non sto nella pelle per andare in ufficio.
Amo i miei colleghi e i miei colleghi amano me, non quelli con cui vado d’accordo, ma il resto di loro.
È soltanto un altro sporco lunedi.
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sabato 17 marzo 2012
Oceano Mare
Tutto quel che c'era io l'ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E' una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello.
~ A. Baricco ~
~ A. Baricco ~
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