martedì 22 maggio 2012

La Notte

Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo.
Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio
lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.

- Dino Campana -

sabato 19 maggio 2012

Urticante Memoria

Ci sono momenti che sfuggono ai sensi
non vedo, non sono visto,
mi eclisso.
Mi nascondo tra le ortiche delle rupi,
irritante, provocatorio
non rinuncio ad esistere.

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mercoledì 9 maggio 2012

Una Vita Piena


Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era già lì, una sporgenza all'altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e sentivo un gocciolio come da una sorgente, dei risucchi e degli sciabordii.
~ John Fante ~

lunedì 7 maggio 2012

Le Meraviglie del Duemila


Il piccolo battello a vapore che fa il servizio postale una volta alla settimana, fra Nuova York, la più popolosa città degli Stati Uniti d'America settentrionale, e la piccola borgata dell'isola Nantucket, quella mattina era entrato nel piccolo porto con un solo passeggero. Accadeva spesso, durante l'autunno, terminata la stagione balneare, che rarissime persone approdassero a quell'isola, abitata solo da qualche migliaio di famiglie di pescatori che non s'occupavano d'altro che d'affondare le loro reti nei flutti dell'Atlantico.
"Signor Brandok", aveva gridato il pilota, quando il battello a vapore s'era ormeggiato al ponte di legno "siamo giunti."
Il passeggero, che durante la traversata era rimasto sempre seduto a prora senza scambiare una parola con nessuno, s'era alzato con una certa aria annoiata, che non era sfuggita né al pilota, né ai quattro marinai.


~ Emilio Salgari ~

Terra di Nessuno

Le luci della città si stavano già addormentando con la musica del carosello e le televisioni ruggivano polvere di stelle e le gambe gemelle delle Kessler, Alberto Lupo e il tenente Sheridan. Apparentemente era una serata come tante, un sabato sera eccezionalmente comune e borghese, la fine oziosa e incandescente di una giornata senza pretese né pretesti.
Un altro anonimo giorno da marcare verso la fine dell’anno, un altro anno che stava per morire segnato da disgrazie, calamità e guerre fratricide.
La baldoria cresceva di pari passo con le barricate nelle vie del centro, lacrimogeni e bestemmie. Gli italiani sorridevano, sghignazzavano, ridevano a crepapelle, non avevano tempo di pensare.
Nel frattempo, c’era qualcuno che guidava lentamente e aveva smesso di sorridere, perso nei meandri della propria tristezza senza confine, senza territorio.
                                                                                        La tristezza è terra di nessuno.


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domenica 6 maggio 2012

Il Profumo

Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.

~ Patrick Suskind ~

Stancamente


I giorni trascorrevano tutti uguali ed io passavo da un bar all’altro portandomi appresso una sbornia di più. Dopo un’intera giornata bevendo, mi ritrovavo all’ora dei funerali già bello che ubriaco. L’ultimo bar in cui andavo a bere era anche il mio preferito, si trovava di fronte ad una chiesa. Ho visto passare parecchi funerali, pianti disperati e occhi lucidi,  il dolore era sempre lo stesso e io ero sempre ubriaco.
Il funerale di quel giorno, invece, non potrò mai dimenticarlo.
Di fronte alla chiesa si era radunata una piccola folla di gente.
Alle tre e mezza, tradizionale ora da funerale, i parenti del defunto, insieme ad amici, ex galeotti e prostitute, mormorando stancamente, entrarono in chiesa.
Mi ritrovai da solo nella piazzetta antistante la chiesa, il sole picchiava sulla mia testa, il vento che saliva dal porto era così forte da non poter tenere gli occhi aperti, barcollando raggiunsi la prima panchina a tiro e lì mi addormentai.
Ero così ubriaco che non riuscii nemmeno ad assistere al mio funerale.

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giovedì 3 maggio 2012

Underworld

Lui è solo un ragazzo con una passione precisa, ma fa parte di una folla che si sta radunando, anonime migliaia scese da autobus e treni, gente che in strette colonne attraversa marciando il ponte girevole sul fiume, e sebbene non siano una migrazione o una rivoluzione, un vasto scossone dell'anima, si portano dietro il calore pulsante della grande città e i loro piccoli sogni e delusioni, quell'invisibile nonsoché che incombe sul giorno – uomini in cappello di feltro e marinai in franchigia, il ruzzolio distratto dei loro pensieri, mentre vanno alla partita.

~ Don DeLillo  ~

La Sinapsi del Bradipo


Quando sono di malumore, triste o disilluso dalle circostanze della vita, per non rischiare di rimanere lobotomizzato sul sofà dai miei stessi pensieri, esco e vado allo zoo. Guardare gli animali in gabbia dà sollievo alle mie pene. Confesso, sono egoista.
Allo zoo c’è un bradipo, lo conosco da anni ormai.
Lui è l’unico tra leoni, scimmie e giraffe che pare non soffrire la prigionia.
Un pomeriggio d'agosto, mentre tutta l’umanità era al mare e anche i cammelli soffrivano i quaranta gradi all’ombra, rivolto al bradipo, gli gridai:
‘Sei più lento di una lumaca!’
Il bradipo mi guardò, lentamente si avvicinò alle barre della gabbia e stette lì a fissarmi per un momento. Lunghissimo. Infine, si sedette e disse:
‘Non sono lento. Ho bisogno del mio tempo.
Il tempo per pensare e analizzare situazioni, circostanze, momenti.
Non pretendo che gli altri vadano alla mia velocità, solo vorrei che nessuno stesse lì a spingermi per andare più in fretta. Ci ho anche provato, ma perdo di vista me stesso e finisco per cadere.
Mi sono accorto che non ho più il tempo per leccarmi le ferite e rammaricarmi.
Non sono lento, mi prendo solo il mio tempo per capire, carpire, assuefarmi e non essere travolto dalla frenesia delle zebre, le grida isteriche delle scimmie, i ruggiti rabbiosi dei felini.
Soltanto così, anche qui dentro, continuo ad essere me stesso, un bradipo.’
Detto questo, si alzò e lentamente se ne tornò sul suo albero, lasciandomi nella mia gabbia di un milione quadrato di cemento armato.


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mercoledì 2 maggio 2012

Il Capolavoro Sconosciuto


Verso la fine dell'anno 1612, in una fredda mattina di dicembre, un giovane vestito molto dimessamente passeggiava dinnanzi alla porta di una casa di rue des Grands-Augustins, a Parigi. Dopo aver a lungo camminato avanti e indietro con l'irresolutezza di un innamorato che non osi presentarsi alla sua prima amante, per disponibile che ella sia, finì poi per varcare la soglia di quella porta e domandare se il maestro François Porbus fosse in casa.
~ Honoré de Balzac ~

martedì 1 maggio 2012

Colazione da Tiffany


“Non amate mai una creatura selvatica, signor Bell,” lo ammonì Holly. “È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un gatto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuole bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo.”

~ Truman Capote ~

Come un bullone trovato per strada


Nel suo sorriso gioioso brillava la fragilità dei sentimenti,
lo sguardo ombroso di malcelate menzogne,
la voce graffiata dai pianti soffocati.
Eppure, l’ho amata.
Mi succede di pensar ciò 
quando sono ubriaco e il mio mondo è un caos
e il cielo sopra i bar mi crolla addosso
e un marciapiede diventa il giaciglio più comodo
sul quale sognare e dimenticare.

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