lunedì 7 maggio 2012

Terra di Nessuno

Le luci della città si stavano già addormentando con la musica del carosello e le televisioni ruggivano polvere di stelle e le gambe gemelle delle Kessler, Alberto Lupo e il tenente Sheridan. Apparentemente era una serata come tante, un sabato sera eccezionalmente comune e borghese, la fine oziosa e incandescente di una giornata senza pretese né pretesti.
Un altro anonimo giorno da marcare verso la fine dell’anno, un altro anno che stava per morire segnato da disgrazie, calamità e guerre fratricide.
La baldoria cresceva di pari passo con le barricate nelle vie del centro, lacrimogeni e bestemmie. Gli italiani sorridevano, sghignazzavano, ridevano a crepapelle, non avevano tempo di pensare.
Nel frattempo, c’era qualcuno che guidava lentamente e aveva smesso di sorridere, perso nei meandri della propria tristezza senza confine, senza territorio.
                                                                                        La tristezza è terra di nessuno.


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