sabato 28 aprile 2012

Amore Complicato

Era da tempo immemorabile che Alvaro Campi non pranzava fuori, non era una questione di quattrini, quelli abbondavano, ma la domenica mattina era talmente preso dai postumi di una sbornia che non riusciva mai a svegliarsi prima delle quattro del pomeriggio, solitamente per aggiungere un alka seltzer al caffellatte.
Quella domenica mattina, però, si svegliò alle undici del mattino eccezionalmente sobrio. 
Decise quindi di festeggiare pranzando in un locale che gli aveva consigliato il signor Malaccorti, l'ottantenne condomino del quarto piano, a cui Alvaro era solito portare fuori il cane in cambio di un bicchiere di vino.
Il ristorante si trovava in una viuzza malodorante del centro, a dieci minuti da casa. Un vento lento e freddo trascinava con sé il puzzo di piscio della notte precedente.
Il cameriere lo fece accomodare ad un tavolo sgangherato che a malappena stava impiedi, accanto a quello di una coppia di anziani, anche loro sgangherati. 
Diede un’occhiata al menù e ponderatamente scelse quello a prezzo fisso: antipasto misto di baci e sospiri, spaghetti poetici e Amore Complicato alla griglia.
Un amore al profumo di gelsomino e brezza marina.
Fu un'illusione che durò il breve spazio del pranzo, Alvaro si ritrovò presto con un gran mal di stomaco, insonne e inappetente.
Tuttavia, pensò, meglio star male per un amore sbagliato anziché per un pesce andato a male.

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